LA STORIA DI LUCERA

La Cattedrale

Il Castello di Federico II

L'Anfiteatro Romano

 

Lucera rappresenta un eccezionale compendio di innumerevoli elementi di storia, arte cultura ed enogastronomia; l’atmosfera che si respira è intrisa dalle essenze di culture e civiltà millenarie.

Lucera è una città antichissima, le cui origine sono di dubbia attribuzione; è alla ribalta della Storia già dal periodo preromano, fiorente ed importante centro religioso, amministrativo e culturale; già Polibio e Plinio ne ricordarono lo splendore, ai quali si unirono Cesare, Cicerone e Livio. Tutto ciò era favorito da una posizione strategica dominante, situata su tre dolci colline dominanti l’ampia pianura circostante del Tavoliere delle Puglie, a metà strada tra gli Appennini e il Gargano.

Anche il nome è oggetto di forti dispute, la tesi più diffusa vuole che derivi dall’etrusco "LUC – ERI" (bosco-sacro), per i folti e numerosi boschi che attorniavano la città fin da epoche remote. Si hanno notizie che al più importante di essi fosse applicata la lex lucerina de luco sacro, unico esempio nel mondo romano, per la quale si comminavano pene severe a chi avesse osato profanare il "bosco sacro". Abbiamo ricche testimonianze di epoca neolitica e del bronzo, e poi greca, dauna, sannita fino ad arrivare all’epoca romana ed imperiale.

Lucera è legata ad uno degli episodi più tristi dell’epoca romana: le Forche Caudine; infatti i Sanniti, nella guerra contro Roma, fecero credere di aver conquistato Lucera, fedele alleata e centro troppo ricco ed importante che i Romani accorsero ingenuamente e precipitosamente a liberare senza cautelarsi presso quella località dell’appennino campano dove subirono la fatale imboscata.

In seguito Ottaviano Augusto elesse Lucera "colonia di diritto romano", cioè con larga autonomia, con propri magistrati, con ampi privilegi fiscali e con il diritto di coniare monete! Tutto ciò costituiva una prerogativa concessa a pochissime città italiane (28) a fronte delle numerose popolazioni sottomesse dall’Impero. In questo periodo la città raggiunse il massimo splendore con templi, edifici pubblici, terme e splendidi monumenti. Fu sede di una delle prime diocesi cristiane di istituzione apostolica con S.Basso Vescovo rifulgente di capacità e doti per tutti i fedeli.

Dopo le modifiche all’organizzazione imperiale, Lucera, con Costantino il Grande, fu a capo di una vasta regione che spazia dagli Abruzzi alla Calabria, centro di amministrazione civile e giudiziaria; ma con la calata dei barbari e le deposizione di Romolo Augustolo cominciò lentamente la decadenza politica, economica e sociale della città. 

Nel Medioevo, sotto il dominio dei Longobardi, Lucera dipese dai duchi di Benevento ed era a capo di un "castaldato" che andava da Bari a Chieti. Nel 663, però, Lucera fu devastata e praticamente rasa al suolo dall’Imperatore Bizantino Costante II contro il quale la città aveva opposto resistenza. Passata sotto il dominio bizantino, Lucera si risollevò ospitando la sede del "catapano" (governatore speciale delle province dell’Impero), dal quale prese poi il nome tutta la regione: CAPITANATA. Ma il periodo migliore Lucera lo conobbe nel XIII sec. con l’avvento di Federico II di Svevia nell’Italia Meridionale, il quale tra il 1222 e il 1223, conscio dell’importanza del luogo, trasferì a Lucera dalla Sicilia migliaia di saraceni (20.000?) ai quali diede facoltà di "colonizzare" la città trasformandola in un vero e proprio centro mediorientale con harem, moschee e costumanze arabe.

Essi furono sempre tutelati e protetti dall’Imperatore i quali ricambiavano con alleanza e fedeltà nelle guerre e con elevate "intelligenze e manifatture" (infatti fu sede di un "istituto scientifico per le scienze speculative"). La città divenne così crocevia delle dispute tra l’Impero e il Papato che non tollerava più una presenza araba in Italia. Alla morte di Federico II nel 1250, il figlio Manfredi trovò solo in Lucera una fedele alleata contro il Papato ma che comunque non gli impedì di essere ugualmente sconfitto e ucciso nella battaglia di Benevento nel 1266 dall’esercito cristiano-angioino di Re Carlo I d’Angiò.

Anche in questa triste ora la città si mantenne fedele alla casata sveva e costituì l’unico avamposto arabo in Italia che mal si sottomise al nuovo re francese. Ma nonostante il valore e l’eroico coraggio, gli arabi assediati nel Palazzo Imperiale cedettero, ma solo nel 1269, costringendo l’esercito angioino ad un enorme impiego di risorse ed energie. I capi arabi furono allontanati dalla città e ai rimanenti furono imposte dure condizioni di vita; dalla Provenza, inoltre, arrivarono un buon numero di famiglie per colonizzare i luoghi conquistati e per contrapporre una comunità cristiana ad una araba già radicata, ma questa iniziativa fallì miseramente. La casata angioina tenne in gran considerazione Lucera, infatti Re Carlo II d’Angiò, succeduto al padre, continuò l’opera di "abbellimento edilizio" della città, ma fu anche l’artefice dell’orrendo eccidio della comunità saracena, avvenuto nell’agosto del 1300, che era stata mal sopportata fino a quel momento e che fu giustificato da voleri papali e occasioni giubilari.

La città da quel momento fu affidata a Santa Maria Patrona e Protettrice della Città e lo stesso nome, per circa due secoli, mutò in Civitas Sanctae Mariae per poi ritornare quello originario. Il re francese attribuì ricche donazioni alla chiesa locale e alla città concessioni e privilegi, in primo luogo quello di renderla "città demaniale", e quindi esente dal servaggio feudale. Suo figlio Roberto non tralasciò l’opera del padre continuando a ritenere Lucera una delle città più importanti del regno. Ma con l’avvento della nipote Giovanna la città divenne la chiave di volta della guerra con il cognato Ludovico di Ungheria, uscendone socialmente ed economicamente stremata tanto da non riaversi più per diverso tempo.

Con la fine del regno borbonico, la dominazione francese determinò un rinvigorimento delle attività, registrando una certa ripresa economica favorita da una borghesia sicuramente più dinamica che in passato; nel 1808 venne istituito il Tribunale di prima istanza che riparò seppur parzialmente al trasferimento della sede della provincia da Lucera a Foggia. La ripresa della città fu evidente ed un altro esempio fu l’inaugurazione nel 1837, con una fastosa cerimonia, del Teatro Comunale ricco di sfarzi e di pregi.

Ma la secolare inclinazione agricola della città non venne mai meno, anzi diventò uno dei poli agricoli più importanti del meridione e non a caso nel 1887 venne inaugurata la stazione ferroviaria dando una notevole spinta all’economia più volte dissestata. All’inizio del XX sec. il fervore culturale ed una maggiore coscienza civile non conobbero interruzioni e l’economia cittadina era in salute, favorita anche dal successivo potenziamento della tratta ferroviaria. Alle due guerre mondiali, però, Lucera diede un considerevole tributo di morti e risorse che riportarono una situazione difficile per tutta la cittadinanza che si risollevò soltanto parzialmente solo dopo gli anni ’50 con una ripresa piuttosto lenta e difficile.

 

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